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I segreti del testamento di Marco Polo

Pubblicato da Jean-Yves il 16 apr 2018
 

Il 9 gennaio 1324, il veneziano Marco Polo, settantenne in punto di morte, chiama il prete-notaio Giovanni Giustinian per dettare il testamento con la nomina della diletta moglie Donata Badoer e delle tre figlie – Fantina, Bellela e Moreta – “mie commissarie di fede” per l’esecuzione delle sue volonta’. Un atto tutto al femminile, da meta’ ‘800 alla Biblioteca Nazionale Marciana, dettato da un uomo destinato a passare alla storia con il “Milione”, il racconto del viaggio e della permanenza alla corte del Kublai Can in Cina, assieme al padre ed a uno zio.

Un documento che assume la dimensione del “monumento” – come rileva la storica Tiziana Plebani – visto che rappresenta una delle pochissime testimonianze certe della stessa esistenza di Marco Polo, assieme a un inventario dei beni, carichi anche di prodotti e merci dell’Oriente, lasciti dal padre esibito in una causa, vinta, intentata da Fantina contro la famiglia del defunto marito, Marco Bragadin, che si era impossessato dell’eredita’.

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1 commento

Qualcuno ha detto che di cultura non si vive. E’ in parte vero perché per vivere bisogna mangiare: cioè. coltivare, produrre. Ma storia ed arte hanno sempre suscitato interesse e l’Italia ha una infinità di “prodotti” storici, artistici e culturali da offrire. Nel caso di Marco Polo in particolare – vista la sua notorietà nel mondo ma soprattutto in Cina e non solo – si tratterebbe di qualche miliardo di persone. Occorre pubblicizzare maggiormente questo patrimonio, evitare gli scioperi nocivi nei musei, incrementare borse di studio per i ricercatori.


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